IT Wallet
IT WALLET: verso un nuovo modello di identità digitale basato su credenziali verificabili
IT Wallet è il portafoglio digitale nazionale che introduce un cambio di paradigma nell’identità digitale, segnando il passaggio da un modello centrato esclusivamente sull’identificazione del cittadino (chi sei?) a un modello che consente di attestare anche cosa puoi fare, quali requisiti possiedi e quali titoli ti sono stati riconosciuti. L’identità digitale si estende così oltre la sola funzione di autenticazione, diventando il meccanismo attraverso cui il cittadino può presentare credenziali verificabili e attributi certificati, emessi da soggetti pubblici e validi per l’accesso a servizi, procedure e prestazioni.
Previsto dal DL 19/2024, l’IT Wallet è il portafoglio digitale nazionale che consente ai cittadini di conservare e utilizzare documenti e credenziali digitali ufficiali all’interno di un ecosistema di Wallet provider interoperabili. La sua introduzione si inserisce nel più ampio contesto europeo dell’EUDI Wallet, previsto dal Regolamento UE 2024/1183, che mira a realizzare un sistema di identità digitale interoperabile tra gli Stati membri e a superare la frammentazione delle soluzioni nazionali attraverso standard comuni.
La novità principale non riguarda quindi soltanto l’identificazione dell’utente, come avviene oggi con SPID e CIE, ma la possibilità di attestare in modo digitale e verificabile informazioni certificate. Attraverso le credenziali digitali sarà possibile dimostrare, ad esempio, il possesso di un titolo di studio, l’iscrizione a un albo professionale, una specifica abilitazione, una qualifica o altri attributi attestati da amministrazioni ed enti titolari delle relative basi dati. In questo modello, il cittadino non è più soltanto un soggetto che si autentica a un servizio, ma diventa il portatore di credenziali verificabili che possono essere presentate e validate secondo regole condivise. Le Pubbliche Amministrazioni assumono quindi un ruolo centrale nell’emissione, nell’aggiornamento, nella verifica e nell’eventuale revoca delle credenziali, garantendone affidabilità, integrità e validità nel tempo.
L’IT Wallet rappresenta inoltre uno degli strumenti più concreti per l’attuazione del principio europeo del “Once Only”. Le informazioni già detenute e certificate dalle Pubbliche Amministrazioni possono essere riutilizzate in modo controllato e verificabile, evitando al cittadino la continua produzione di documenti e attestazioni. L’obiettivo è ridurre gli oneri amministrativi, semplificare i procedimenti e costruire un ecosistema digitale in cui dati, credenziali e autorizzazioni possano circolare in modo sicuro tra cittadini, amministrazioni e fornitori di servizi.
1.1 L’ecosistema IT Wallet e il ruolo degli attori coinvolti
Il funzionamento dell’IT Wallet si basa su un ecosistema composto da più soggetti, ciascuno con responsabilità specifiche. Il Wallet Provider è l’applicazione che risiede sul dispositivo dell’utente e consente di custodire e presentare le credenziali. Nel contesto nazionale, App IO rappresenta uno dei canali istituzionali di interazione con il cittadino nell’ambito dell’IT Wallet.
Il Credential Issuer è invece il soggetto che costruisce e firma la credenziale digitale a partire dai dati ottenuti dalle Fonti Autentiche. Nel perimetro italiano, l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato opera come soggetto incaricato dell’emissione e firma degli Attestati Elettronici, garantendone la validità legale.
Le Fonti Autentiche sono le Pubbliche Amministrazioni titolari di banche dati ufficiali e di attributi certificati. Esse costituiscono il fondamento informativo dell’intero modello, perché rendono disponibili i dati necessari all’emissione, all’aggiornamento e alla revoca delle credenziali digitali. Il Relying Party, o Verifier, è infine il soggetto che riceve la credenziale presentata dall’utente e ne verifica la validità.
In questo assetto, la PDND assume una funzione centrale come infrastruttura di interoperabilità. La piattaforma consente l’esposizione degli e-service e supporta i meccanismi di autenticazione, autorizzazione e scambio controllato dei dati tra gli attori coinvolti. La logica non è quindi quella di una semplice digitalizzazione del documento, ma di una filiera tecnica e fiduciaria in cui ogni passaggio deve essere riconoscibile, autorizzato, tracciabile e verificabile.
1.2 Le Fonti Autentiche come presidio del dato certificato
Nel modello IT Wallet, le Fonti Autentiche assumono un ruolo particolarmente rilevante, perché sono gli enti che detengono il dato ufficiale da cui viene generata la credenziale. Una Pubblica Amministrazione che opera come Fonte Autentica non si limita a conservare una banca dati, ma deve rendere disponibili attributi e informazioni in modo interoperabile, sicuro e conforme alle specifiche previste dall’ecosistema.
Questo comporta un insieme di attività tecniche e organizzative. La Fonte Autentica deve registrarsi e completare il percorso di onboarding, aderire alla PDND, pubblicare gli e-service necessari, rispettare i requisiti tecnici di interoperabilità e presidiare il ciclo di vita degli attestati elettronici, inclusi emissione, aggiornamento e revoca. Deve inoltre assicurare logging, tracciabilità e conservazione delle evidenze, nel rispetto delle disposizioni in materia di protezione dei dati personali.
Il rapporto tra Fonte Autentica e Credential Issuer è uno dei passaggi chiave del sistema. L’Issuer interroga i servizi della Fonte Autentica per acquisire i dati necessari alla produzione della credenziale, mentre la Fonte Autentica garantisce correttezza, disponibilità e conformità del dato esposto. In questo modo, la credenziale digitale non è un’informazione dichiarata dall’utente, ma un’attestazione verificabile fondata su dati certificati da un soggetto pubblico titolare.
La conseguenza è un’evoluzione del ruolo delle Amministrazioni: gli enti che detengono dati ad alto valore amministrativo possono diventare nodi abilitanti dell’ecosistema, mettendo a disposizione attributi verificabili per procedimenti, servizi e interazioni digitali. Allo stesso tempo, le Amministrazioni possono operare anche come soggetti verificatori, accettando credenziali presentate da cittadini, professionisti, imprese o altri soggetti.
1.3 Trust, registri e credenziali verificabili
Perché il modello funzioni, non è sufficiente che un documento sia disponibile in formato digitale. È necessario che l’intero ecosistema sia in grado di verificare chi ha emesso la credenziale, su quale dato essa si fonda, con quale schema è rappresentata, se è ancora valida e se il soggetto che la verifica è autorizzato a farlo.
Per questo motivo assumono rilievo l’infrastruttura di Trust e l’infrastruttura di Registro. La prima abilita la creazione e la gestione di relazioni fiduciarie tra gli attori del sistema, assicurando che le interazioni avvengano tramite canali sicuri e secondo policy condivise. Rientrano in questo ambito i meccanismi di autenticazione, autorizzazione, verifica dell’identità tecnica delle controparti e validazione degli scambi nel ciclo di vita delle credenziali e verifica dello stato di revoca.
L’infrastruttura di Registro, invece, fornisce un riferimento strutturato per identificare e consultare attori, servizi, schemi, metadati e informazioni necessarie all’operatività dell’ecosistema. A differenza del Trust, che stabilisce di chi ci si può fidare, il Registro stabilisce chi esiste, cosa offre e secondo quali schemi opera. Essa consente discovery, onboarding, configurazione e validazione, riducendo ambiguità tecniche e semantiche e favorendo una gestione più uniforme del sistema anche al crescere del numero di soggetti coinvolti.
In questo quadro si inseriscono le Verifiable Credentials, definite dal W3C Verifiable Credentials Data Model, come formato logico e funzionale per la rappresentazione delle attestazioni digitali. Si tratta di dati strutturati, firmati e verificabili, destinati a essere presentati dall’utente verso un soggetto verificatore. La loro adozione permette di superare il modello puramente “identity-centric”, introducendo una verifica basata su attributi; anziché limitarsi ad autenticare chi è l’utente, il sistema può attestare e verificare cosa l’utente è, possiede o ha diritto a fare, il tutto secondo standard tecnici condivisi.
I formati delle credenziali digitali possono variare in funzione degli scenari d’uso. Il formato SD-JWT / VC JSON (Selective Disclosure JWT) è orientato all’utilizzo in servizi digitali e consente al titolare di rivelare selettivamente solo i claim necessari alla specifica interazione, senza invalidare la firma dell’emittente sull’intera credenziale. Il formato mDoc, basato sullo standard ISO 18013-5, risponde invece a scenari di presentazione documentale con requisiti tecnici specifici per il supporto alla verifica offline tramite BLE e NFC e quindi ottimizzato per il controllo documenti in mobilità. La coesistenza di più formati rende ancora più importante la presenza di registri, schemi e tassonomie condivise in grado di assicurare non solo interoperabilità tecnica ma anche uniformità semantica nella definizione e nel riconoscimento degli attributi tra emittenti diversi.
L’IT Wallet può trovare applicazione in numerosi ambiti amministrativi. Le credenziali digitali possono riguardare, ad esempio, l’indicatore ISEE, la European Disability Card, la patente di guida, il codice fiscale, l’iscrizione ad albi professionali, le qualifiche professionali, attestati regionali, certificazioni sanitarie, badge dipendenti o abilitazioni con valore amministrativo.
Per gli Enti, il tema non è soltanto tecnologico. La partecipazione all’ecosistema richiede infatti una valutazione sul ruolo che l’Amministrazione può assumere: Fonte Autentica, quando detiene dati certificati da mettere a disposizione; Relying Party, quando deve verificare credenziali presentate da terzi; oppure soggetto che integra nei propri processi digitali nuove modalità di presentazione e controllo degli attributi.
La PDND diventa il canale attraverso cui esporre e-service e rendere disponibili le informazioni necessarie all’emissione delle credenziali. Il percorso operativo di una Fonte Autentica passa quindi dall’adesione alla piattaforma, dalla progettazione dell’e-service, dalla definizione dell’API di esposizione, dalla gestione dei requisiti di sicurezza e interoperabilità e dalla pubblicazione sul Catalogo PDND.
Questo modello consente di superare progressivamente logiche di integrazione puntuale e bilaterale, favorendo un approccio più uniforme e scalabile. L’Ente resta titolare del dato e ne governa il ciclo di vita, mentre l’ecosistema rende possibile l’accesso controllato, tracciato e autorizzato alle informazioni necessarie.
1.4 Sicurezza, audit e ruolo dei gateway di interoperabilità
L’adesione all’ecosistema IT Wallet richiede il rispetto di rigorosi requisiti di sicurezza, integrità, tracciabilità e interoperabilità. Le interazioni tra gli attori dell’ecosistema avvengono attraverso la Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND) e devono garantire che dati, credenziali e attributi certificati siano scambiati in modo sicuro, verificabile e conforme alle regole tecniche definite a livello nazionale ed europeo.
Uno dei meccanismi centrali di questo modello è il protocollo DPoP (Demonstrating Proof of Possession, RFC 9449), adottato per l’accesso agli e-service IT Wallet tramite PDND. DPoP supera i limiti dei tradizionali Bearer token, legando crittograficamente il token di accesso alla chiave del soggetto che lo ha ottenuto. Per ogni richiesta il client deve generare una prova firmata contenente informazioni quali il metodo HTTP, l’endpoint destinatario, un timestamp e un identificativo univoco anti-replay. In questo modo, anche nel caso di intercettazione del token, un soggetto terzo non sarebbe in grado di riutilizzarlo, poiché privo della corrispondente chiave privata.
Accanto alla protezione delle comunicazioni, l’ecosistema richiede meccanismi che garantiscano l’aggiornamento continuo delle informazioni e delle credenziali emesse. In questo contesto assume particolare rilevanza Signal Hub, il servizio che consente alle Fonti Autentiche di notificare in tempo reale variazioni sui dati di propria competenza, come cambi di residenza, aggiornamenti di posizioni amministrative o revoche di titoli e abilitazioni. Le notifiche avvengono attraverso identificatori pseudonimizzati e hash, senza la trasmissione dei dati personali sottostanti, consentendo ai Credential Issuer di aggiornare o revocare tempestivamente le credenziali digitali interessate.
L’implementazione di questi requisiti comporta la gestione coordinata di protocolli di interoperabilità, token PDND, meccanismi DPoP, controlli di integrità dei messaggi, firme digitali, digest e registrazione delle evidenze di audit. In questo scenario, i gateway di interoperabilità assumono un ruolo strategico nel supportare le Amministrazioni che operano come Fonti Autentiche, Credential Issuer o fruitori di e-service pubblicati tramite PDND.
Un gateway può infatti centralizzare l’applicazione dei requisiti tecnici dell’ecosistema, gestendo i voucher PDND, l’emissione delle prove DPoP, i controlli di Integrity e Audit, la trasformazione dei payload applicativi nei formati richiesti e la registrazione strutturata delle transazioni. Questo approccio consente di ridurre la complessità implementativa sui sistemi sorgente e di uniformare la gestione delle interazioni tra i diversi attori.
1.5 Una nuova infrastruttura per i servizi digitali pubblici
L’IT Wallet rappresenta quindi un passaggio significativo nell’evoluzione della Pubblica Amministrazione digitale. Il suo valore non consiste soltanto nella possibilità di conservare documenti digitali sul dispositivo del cittadino, ma nella costruzione di un’infrastruttura pubblica in cui dati, attributi e credenziali possano essere emessi, presentati e verificati secondo regole condivise.
Per le Amministrazioni, questa evoluzione richiede governance del dato, capacità di esposizione interoperabile, presidio dei requisiti di sicurezza e attenzione alla qualità delle informazioni certificate. L’adozione di credenziali verificabili, registri, tassonomie, trust framework e servizi interoperabili apre una nuova fase nella gestione dei procedimenti digitali, più orientata al riuso controllato dei dati già detenuti dalla PA e alla riduzione degli oneri documentali per cittadini, imprese e professionisti.
Il percorso dell’IT Wallet si inserisce così in una trasformazione più ampia: dal semplice accesso digitale ai servizi pubblici alla possibilità di costruire un ecosistema in cui identità, attributi, autorizzazioni e verifiche siano gestiti in modo sicuro, interoperabile e verificabile.